UN REFERENDUM PER SALVARE FIRENZE di Moreno Biagioni

Nell’accogliere con piacere questo intervento di Moreno Biagioni, segnaliamo che il Grandevetro ha pubblicato l’antologia L’ALTRA FIRENZE, disponibile presso le librerie (distribuzione Libro Co) o presso ilgrandevetro@libero.it. Trovate la scheda in coda all’articolo.

L’Altra Firenze e il referendum per “la salvezza della città”   

“Firenze città aperta” sta promuovendo un referendum per cercare di invertire la rotta rispetto ad un percorso che sembra ormai ineluttabile e che porterà la città ad essere sempre di più dominata da chi cerca il profitto facile ed immediato, tramite lo sfruttamento intensivo del turismo “mordi e fuggi”, il moltiplicarsi degli “studentati”, da trasformare in alberghi o comunque per studenti ricchi, l’incentivazione continua a far sì che non vi siano più cittadini/e residenti nel centro storico (da lasciare come territorio riservato a quanti si occupano dei turisti ed alle persone che vogliono avere un’abitazione prestigiosa, una seconda casa, in una delle città più rinomate del mondo).

Altri hanno già sottolineato come tutto questo azzeri completamente le forme di vita quotidiana che fino a qualche decennio fa erano la norma, e che progressivamente sono venute meno, con le relazioni di buon vicinato, i negozi rionali, l’avere scuole e servizi a portata di mano.

Vorrei invece qui mettere in evidenza che ciò si contrappone nettamente anche alle esperienze, alle iniziative, alle attività che hanno caratterizzato, e che continuano a caratterizzare, la Firenze della solidarietà, dell’accoglienza, dell’inclusione (che abbiamo definita “l’altra Firenze” per distinguerla da quella istituzionale, ufficiale, paludata e ingessata nel suo ruolo di “meraviglia del mondo”).

Ne cito alcune, di tali iniziative, per dare un’idea di episodi ed esperienze spesso trascurate e ignorate, ma che hanno segnato positivamente la vita della città, e cioè:

– il sostegno, negli anni ‘50, ai lavoratori della Galileo e della Pignone minacciati di licenziamento, un sostegno che fu dato da tutto il tessuto economico e sociale, come pure da singoli/e cittadini/e;

– l’impegno per unire le città del modo in un’azione comune per la pace negli anni di Giorgio La Pira sindaco (siamo ancora negli anni ‘50);

– le forme di auto-governo durante l’alluvione del 1966 e nel periodo successivo, con i comitati di quartiere che si svilupparono numerosi – quasi 30 – nelle case del popolo, nelle parrocchie, in altre strutture di base;

– la rete di doposcuola, scuole popolari, comitati genitori, divenuti poi rionali (che dette luogo al movimento “Scuola e Quartiere”), sorti anch’essi e cresciuti in case del popolo, parrocchie, altre strutture di base, sull’onda delle lotte studentesche del ‘68 e operaie del ‘69, nonché del pensiero di Lorenzo Milani e di “Lettera a una professoressa” della Scuola di Barbiana;

– il movimento dei comitati di quartiere che si conquistò uno spazio all’interno delle istituzioni con il decentramento e la realizzazione dei Consigli di Quartiere eletti direttamente dalla cittadinanza – Firenze fu la prima città a fare questo tipo di elezioni nel 1976 -;

– il movimento della pace degli anni ‘80, con l’installazione della Tenda della Pace” in piazza San Giovanni allo scoppio delle varie guerre che funestarono quel periodo e con la dichiarazione di Firenze “città operatrice di pace” – su ispirazione di Padre Ernesto Balducci – da parte del Consiglio Comunale, con i voti dei Gruppi Consiliari PCI, PSI, DC (della “lapiriana” Fioretta Mazzei);

– lo sviluppo di una forte iniziativa antirazzista, per l’accoglienza e l’inclusione dei/delle migranti, ad opera del Coordinamento e della Rete Antirazzista, a partire dalla seconda metà degli anni ‘80;

– l’azione per contrastare le campagne contro i Rom, negli ultimi decenni del 1900 (fu Enzo Mazzi, durante una di queste iniziative, a guidare la marcia della popolazione Rom del Campo del Poderaccio – zona Argingrosso/Quartiere 4 – verso il centro della città, proprio per riaffermare la sua appartenenza alla Comunità cittadina);

– le iniziative per rispondere all’indegna campagna terroristica dei mass media volta ad impedire, nel 2002, lo svolgimento a Firenze del Social Forum Europeo, suscitando il timore che si ripetessero in ambito fiorentino le drammatiche giornate dell’anno prima a Genova (il Social Forum si svolse poi pacificamente con una straordinaria partecipazione di persone provenienti da tutto il mondo e con una grande manifestazione pacifista conclusiva – un milione di donne e uomini, ragazze e ragazzi per i viali di Firenze -).

Oggi lo spirito che ha animato tali esperienze rivive nell’impegno solidale con i lavoratori e le lavoratrici della GKN (e con altri nuclei “resistenti” del mondo del lavoro), nel sostegno alla “fattoria senza padroni” di Mondeggi, nelle iniziative di sport alternativo del Lebowski, nelle attività di mutuo soccorso delle Piagge, di Fori Mercato e di altre realtà cittadine, negli interventi per la pace portati avanti da associazioni e gruppi di base, nelle attività dei movimenti femminista e lgbtq+, nella tenace azione antifascista condotta da reti e movimenti, azione particolarmente importante nel momento in cui i post-fascisti governano il Paese.

E’ anche in continuità ed in collegamento con tutto ciò che intendiamo promuovere il referendum per “la salvezza di Firenze”, una salvezza che si deve necessariamente coniugare con quella per cui dobbiamo impegnarci a livello globale, contro la crisi ambientale e climatica, contro i venti di guerra che spirano numerosi e portano con sé il pericolo dell’olocausto nucleare, contro le disuguaglianze e le ingiustizie sociali che il liberismo imperante alimenta sempre di più.

Il referendum fiorentino ha un rapporto stretto con la campagna “Riprendiamoci il comune”, lanciata a livello nazionale da Attac e dalla Società della Cura, che si propone, appunto, di promuovere la partecipazione della cittadinanza al governo degli enti locali.

I tempi si fanno sempre più stretti per l’indispensabile inversione di rotta: il recupero di una vita cittadina basata sulle relazioni fra le persone, sul recupero di spazi sociali di aggregazione e d’incontro, sulla capacità di essere accoglienti e inclusivi diventa essenziale per la sopravvivenza stessa del pianeta (o, comunque, di forme di convivenza civile su questo globo così disastrato).

Impegniamoci, quindi, “per la salvezza di Firenze” nell’ambito di una salvezza più generale!

 

 

 

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